CRCCC

 

Prefazione

 

Presento volentieri questo nuovo frutto del cammino ecumenico che è stato portato avanti con perseveranza nelle diocesi della Campania. Lo Statuto e il regolamento del Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania testimonia quanto l'anelito all'unità dei cristiani sia rimasto vivo tra gli slanci dei pionieri, le sollecitazioni del Concilio Vaticano II, e i momenti di inevitabile difficoltà che pure si sono incontrati nel lungo percorso che viene brevemente descritto nell'introduzione a questo volume.

Il tema scelto quest'anno per le celebrazioni della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2010 `Voi sarete testimoni di tutto ciò' (Lc 24,48) ricorda a ogni cristiano il dovere della testimonianza da portare a ogni uomo. E cosa potrebbero testimoniare dei discepoli del Signore che non fossero animati dal desiderio di camminare uniti per obbedire alla parola del Signore (Gv 14,3S), accogliere l'esortazione di San Paolo (Ef 4,3-6) e attendere insieme il ritorno del Figlio dell'uomo nella gloria?

Non a caso, insieme allo Statuto e al Regolamento del nascente Consiglio ecumenico, si è voluto pubblicare la Charta Oecumenica firmata a Strasburgo dai Presidenti della Con­ferenza delle Chiese europee (KEK) e del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) all'inizio di questo secolo. Questo documento, ancora poco conosciuto dalla maggioranza dei cristiani, partendo da ciò che accomuna i cristiani delle diverse confessioni indica le vie di un impegno comune per la testimonianza del Vangelo in un mondo che mostra di averne veramente bisogno. La Campania, analogamente al più ampio conte­sto europeo, è una terra non meno bisognosa di un rinnovato annuncio evangelico, arricchito e reso credibile dallo sforzo comune di coloro che trovano in Cristo la risposta agli aneliti più profondi e autentici dell'uomo.

Desidero perciò ringraziare quanti, pastori, responsabili di chiese e movimenti, laici e re­ligiosi della nostra Regione, si sono impegnati per compiere questo ulteriore passo avanti nel cammino ecumenico.

Voglia il Signore benedire questa nuova ini­ziativa e illuminare con la sua presenza di Ri­sorto la strada che ancora resta da compiere.

                                                                   

                                                                            CARDINALE CRESCENZIO SEPE

                                                                            S. Natale 2009


 

Introduzione

Nella "preghiera sacerdotale" o, come più modernamente si dice, "preghiera dell'unità" Gesù prega accoratamente il Padre perché conservi i suoi discepoli nell'unità: "E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il inondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me" (Gv 17,22-23).

Il dialogo per l'unità dei cristiani poggia su questo fondamento: alimentare la preghiera di Gesù. Se non si torna a queste radici, il cammino ecumenico fin qui percorso rischia di perdere la sua forza spirituale e di arrendersi di fronte alle difficoltà dovute alla nostra fragilità umana.

L'inizio del movimento ecumenico si fa risalire all'assemblea di Edimburgo del 1910. Esso si è imposto alla Chiesa considerando la realtà dell'impegno missionario che veniva vanificato e spesso compromesso dalle divisioni delle varie Chiese. La missionesenza unità espone l'annuncio del Vangelo al fallimento. L'unità infatti è il segno che dà credibilità all'annuncio. La ricerca dell'unità si impone, di conseguenza, come dovere primario delle Chiese.

Tutte queste iniziative sono nate e si sono sviluppate all'interno del Protestantesimo, ma, quasi sempre, questo lavoro è stato condotto congiuntamente con le Chiese Ortodosse e spesso ha coinvolto interlocutori cattolici.

Nel 1937 sorge il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), con sede a Ginevra, quale strumento per le Chiese per poterle guidare e coordinare nell'ambito della discussione ecumenica, pur non avendo delle competenze di carattere giuridico negli ordinamenti delle singole chiese. Il Consiglio non sarebbe stato una "super-chiesa ", piuttosto un centro di propulsione del dialogo che avrebbe dovuto ricordare alle chiese la loro responsabilità nel lavoro in prospettiva dell'unità. Nel 1948, ad Amsterdam, si può procedere alla costituzione ufficiale del CEC, sotto la guida del Pastore Visser't Hooft, notevole figura di cri­stiano e di teologo: 147 Chiese ortodosse ed evangeliche figurano tra i membri fondatori.

Nel secolo scorso il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli prende delle iniziative mirate allo sviluppo del rapporto con le altre Chiese con le sue tre Encicliche storiche.

Nella prima del 1902 durante il Patriarcato di Gioacchino III già viene auspicata una riarmonizzazione delle varie Chiese ortodosse ed il loro rapporto con le altre due linee del cristianesimo (Cattolici e Protestanti), opera grata a Dio.

La seconda Enciclica del 1920 del Patriarca di Costantinopoli dal titolo Alle Chiese di Cristo nel mondo.

Il testo propone una serie di iniziative per favorire la collaborazione tra cristiani di differenti confessioni; suggerisce l'adozione di un calendario comune, la creazione di relazioni tra facolta'  teologiche e lo scambio di studenti, la possibilità di studi comuni sui motivi di divisione tra le Chiese.

Di grandissima importanza è anche la terza Enciclica del 1952 durante il Patriarcato di Sua Santità
Atenagora I.

Nella prima parte viene affermata la necessità di collaborazione; nella seconda sono indicati in maniera ammirevole i mezzi e i modi per attuarla.

L'opera di riavvicinamento e collaborazione con tutte le Confessioni ed organizzazioni cristiane è
obbligo sacro e dovere san­to, aspetto che viene messo in rilievo nell'enciclica patriarcale.

I rapporti con gli Anglicani risalgono ai tempi della Conferenza di Lambeth del 1920.

La svolta definitiva è iniziata con Papa Giovanni XXIII, Atena gora I e Paolo VI.

I momenti salienti sono notissimi: Gerusalemme 1964, Costantinopoli 1967, Roma 1967; come pure la parola fine posta al triste capitolo delle scomuniche che rappresentò il culmine degli avvenimenti del 1054, decretando la definitiva separazione tra Roma e Bisanzio.

Nel contempo inizia anche il cammino teologico, vera sostanza di tutto il discorso di riconciliazione, che si accentra nel documento finale della terza Conferenza Panortodossa di Rodi, da parte ortodossa.

Non sono mancati in campo cattolico dei profeti dell'ecumenismo che, con la loro opera, hanno portato all'approvazione del decreto conciliare Unitatis Redintegratio (21 novembre 1964).

Il Concilio, dopo aver esposto la dottrina sulla Chiesa, e desideroso di ristabilire l'unita' fra tutti i discepoli di Cristo, propone a tutti i cattolici "gli aiuti, i metodi e i modi, con i quali possano essi stessi rispondere a questa vocazione e grazia divina" (UR, 1) dell'ecumenismo.

Il Vaticano Il presenta quattro princìpi direttivi per il cammino ecumenico: distinguere innanzi tutto la sostanza della verità cristiana dal suo rivestimento espressivo. Si tratta del problema vasto del rapporto tra fede e cultura. Il rivestimento è necessario: trasmet­te, traduce, rende vicino cio' che altrimenti resterebbe lontano e inaccessibile. Ma nemmeno lo si puo' assolutizzare: diventerebbe un osta­colo per la conoscenza della Parola di Dio.

Il secondo principio riguarda la cosiddetta

"gerarchia delle verita'" con cui si afferma il primato e la centralita' di Cristo. E le Chiese debbono tornare a concentrarsi sempre e solo su Cristo.

Il cammino ecumenico, in terzo luogo, si deve ispirare alle leggi del dialogo non solo tra i singoli membri della stessa Chiesa, ma anche tra le singole Chiese particolari e le diverse confessioni cristiane. Infine il Concilio invita a tener conto della diversita' delle situazioni perche' l'ecumenismo diventi progetto concreto, e percio' articolato. Se gli interlocutori vanno presi sul serio, bisogna costruire il dialogo a partire dalle diversità.

Con questi princìpi e con questa metodologia la Chiesa cattolica ha partecipato attivamente al dialogo ecumenico.

Paolo VI nella sua prima enciclica "Ecclesiam Suam" (1964) pone il suo pontificato sotto l'insegna del dialogo. Si deve mettere in evidenza quanto è comune prima di passare all'analisi di quanto divide.

Gli sforzi ecumenici di Paolo VI hanno trovato continuazione nel pontificato di Giovanni Paolo II.
L'importanza che il Papa attribuisce all'ecumenismo risulta chiara specialmente nella sua enciclica Ut Unum Sint (1995) sull'impegno ecumenico.

I teologi cattolici hanno partecipato a dialoghi bilaterali e multilaterali contribuendo alla pubblicazione di vari documenti ecumenici. Ricordiamo il "Rapporto di Malta" (1968), "Battesimo, Eucarestia, Ministe­ro" (1974) e il "Documento di Lima" (1982).

Particolare importanza riveste la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, firmata solennemente ad Augsburg il 31 ottobre 1999 e, successivamente, dal Consiglio Mondiale Metodista. L'elemento decisivo della Dichiarazione è rappresentato dal fatto che il documento non è stato sottoscritto da teologi o gruppi di teologi ma dalle stesse Chiese. E proprio in questo va individuata la differenza qualitativa di questa Dichiarazione rispetto agli altri documenti ecumenici.

Il 1959 vede la nascita di una nuova struttura ecumenica europea costituita da Chiese ortodosse, protestanti, anglicane e vecchi-cattoliche: la Conferenza delle Chiese Europee (KEK) che oggi conta 126 Chiese­membro. Obiettivo della KEK è la promozione del dialogo tra le Chiese cristiane del continente europeo. La KEK è stata la promotrice, insieme al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), delle tre assemblee ecumeniche europee tenutesi a Basilea (1989), Graz (1997) e a Sibiu (2007).

L'ultimo documento sottoscritto dalla Conferenza delle Chiese Europee e il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee è la Charta oecumenica. Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa (2001). Le Chiese europee, in un tempo caratterizzato da un accentuato pluralismo culturale, intendono impegnarsi con il Vangelo per la dignità della persona umana, creata a immagine di Dio, e contribuire alla riconciliazione dei popoli e delle culture.

Il movimento ecumenico in Campania ha una solida tradizione. Fin dal tempo di Mons. Ercolano Marino, ad esempio, la Chiesa di Amalfi ebbe cura di accogliere e assistere fraternamente gli ospiti stranieri, di ogni lingua e religione. Con il Cardinale Ursi, a Napoli, ha inizio un vero risveglio ecumenico. Nel 1974, intorno alla Cappella della Riconciliazione inaugurata con i "simboli" donati dalle varie confessioni cristia­ne, nasceva il GIAEN grazie al contributo dei Delegati cattolici P. Gustavo Galeota e Don Bruno Forte, dell'Archimandrita ortodosso Gennadios Zervos e dei Pastori protestanti Alberto Saggese, Nicola Lella e Salvatore Carcò.

In altre Diocesi della Campania si costituivano altri gruppi ecumenici e si prendevano significative iniziative: a Castellammare-Sorrento e a Salerno con il supporto del SAE, a Capua, Teano, Ariano Irpino, Nola, Avellino, ecc.

A Nocera Inferiore nasceva il Centro Ecumenico per opera dei Frati Minori e della stessa Diocesi. Con Mons. Gioacchino Illiano, coadiuvato da P. Ciro Stasi, ofm, negli anni `80 nasceva un centro di coordinamento per la formazione e l'animazione della pastorale ecumenica in Campania, attraverso la Commissione Regionale per l'ecumenismo e il dialogo, espressione della Conferenza Episcopale Campana.

Scorrendo la vita di questi anni, con il contributo di tanti, possiamo ormai dire che in tutte le diocesi e in tutte le Chiese è giunto il "soffio dello Spirito" che promuove la formazione e l'impegno ecumenico.

Segnaliamo solo alcune tappe piu' significative di questo impegno unitario dei cattolici, ortodossi e protestanti:

26 aprile 1998: convegno regionale a Madonna dell'Arco con 4000 partecipanti, presenti il Card. Michele Giordano e molti rappresentanti dell'Ortodossia e delle Chiese protestanti.

9 maggio 2002: Convegno regionale a Telese Terme circa «Le prospettive e ricezione della "Charta Oecumenica" in Italia e in Campania» con Mons. Michele De Rosa, delegato CEC, Mons. Aldo Giordano, segretario del CCEE, Prof. Paolo Ricca, pastore e teologo valdese.

Aprile 2005: visita guidata al Rione Terra di Pozzuoli.

Settembre 2006: convegno a Ischia su "Salvaguardia del creato".

16 maggio 2009: visita guidata a Pozzuoli sulle orme di san Paolo.

Sostenuto da questo enorme bagaglio di esperienze significative, il Gruppo ecumenico di Salerno (GIAES) ha presentato al Cardinale Crescenzio Sepe la proposta di costituzione di un organismo interconfessionale ecumenico campano. La proposta è stata ac­colta e fatta propria dalla Commissione Re­gionale per l'ecumenismo e il dialogo che, unitamente ad alcuni esponenti ortodossi e protestanti, ha nominato un "Gruppo di lavoro" (composto da: don Giovanni Lo Sapio, Cristina Gambardella Luongo, Elisabetta Kalampouka Fimiani, Antonio Squitieri) per la stesura dello Statuto e del Regolamento.

Per testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, coltivare nelle chiese una mentalità ecumenica, favorire la corretta e reciproca conoscenza delle Chiese, studiare e sostenere insieme attivita'
ecumeniche, diffondere l'informazione sulle attività del movimento ecumenico, cercare risposte comuni ai pro­blemi religiosi che interpellano la fede cristiana, proporre orientamenti e iniziative di pastorale ecumenica, discutere e chiarire eventuali incomprensioni tra le Chiese, prestar
attenzione alla correttezza dell'informazione sulle Chiese nei mezzi di comunicazione sociale, i rappresentanti delle Chiese presenti in Campania hanno creato un Consiglio Regionale delle Chiese cristiane (CRCCC).

Vi aderiscono le seguenti chiese: Chiesa Cattolica; Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca; Chesa Ortodossa del Patriarcato di Bucarest; Chiesa Anglicana; Chiesa Apostolica Italiana;Chiesa Evangelica Italiana; Chiese Battiste U.C.E.B.I.; Chiesa Evangelica Luterana; Chiesa Evangelica Metodista; Chiesa Evangelica Valdese; Comunione Chiese Libere.

La cerimonia della sottoscrizione dello Statuto e del Regolamento, che pubblichiamo con questo libretto, è avvenuta a Pompei, nella sede della Conferenza Episcopale Campana, il 14 dicembre 2009. L'evento si colloca al­l'interno di un'esperienza ecumenica nata nella seconda metà del secolo XX; che ha permesso alle Chiese campane di camminare insieme approfondendo la reciproca conoscenza, affinando i metodi di lavoro, adeguando i linguaggi e soprattutto sviluppan do una cooperazione fraterna e sincera" (Statuto, premessa).

In questi ultimi tempi, per la sensibilità ecumenica del card Crescenzio Sepe, Napoli si sta affermando come punto di riferimento per il dialogo interreligioso. Le Chiese della Campania lo ringraziano anche per la vicinanza e per l'incoraggiamento continuo a lavorare con gioia ed entusiasmo per la nobile causa dell'ecumenismo.

Il Signore benedica le nostre attività e affretti il momento in cui i cristiani, uniti nella fede in Cristo, possano testimoniarlo in un mondo così frammentato e che va alla ricerca di un punto di riferimento solido e sicuro.

Pompei, 25 dicembre 2009 Natale del Signore

 

+ MICHELE DE ROSA                 ARCHIMANDRITA GEORGIOS ANTONOPOULOS  PASTORE ANTONIO SQUITIERI

      delegato CEC                           Vicario arcivescovile per la Campania                       Chiese Cristiane

per l'ecumenismo e il dialogo   (Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e di Malta)     Evangeliche della Campania


 

 

 

 

ATTO DI COSTITUZIONE
DEL CONSIGLIO REGIONALE
DELLE CHIESE CRISTIANE
DELLA CAMPANIA

 

 Il giorno 14 dicembre 2009 nella sede della Conferenza Episcopale Campana in Pompei, i rappresentanti delle Chiese presenti in Campania, costituiscono, con cerimonia semplice e significativa, presieduta da Mons. Mi­chele De Rosa, il Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania (CRCCC). Vi aderiscono Chiesa Cattolica; Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca; Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Bucarest; Chiesa Anglicana; Chiesa Apostolica Italiana; Chiesa Evangelica Italiana; Chiese Battiste U.C.E.B.L; Chiesa Evangelica Luterana; Chiesa Evangelica Metodista; Chiesa Evangelica Valdese; Comunione Chiese Libere.

Questo evento si colloca all'interno di un'esperienza ecumenica nata nella seconda metà del XX secolo, che ha permesso alle Chiese campane di camminare insieme approfondendo la reciproca conoscenza, affinando i metodi di lavoro, adeguando i linguaggi e soprattutto sviluppando una cooperazione fraterna e sincera. Uno degli esiti di questi itinerari è stata la stesura di uno statuto. redatto in dieci brevi articoli, discussi e approvati da ogni singola Chiesa aderente, nel rispetto dei propri ordinamenti, salvaguardando l'identità e l'autonomia di ciascuna.

La finalità precipua del Consiglio consiste nel promuovere la sensibilità ecumenica e la collaborazione delle Chiese aderenti. L'ambito operativo del Consiglio è quello pastorale.

Le Chiese Costituenti invocano il dono dello Spirito, per il lavoro che il Consiglio intraprende, con la celebrazione del 24 gennaio 2010 nel Duomo di Napoli, alle ore 18.00 presieduta dal card. Crescenzio Sepe con la partecipazione dei rappresentanti delle Chiese Costituenti.

 

STATUTO

 

Art. l Il Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania è una comunione di Chiese che confessano il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo le Sacre Scritture e per questo cercano di adempiere una comune vocazione alla gloria di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo.

Art. 2 Il Consiglio ha sede a Pompei, presso ali Uffici della Conferenza Episcopale Campana. Esso è costituito dalle Chiese che sottoscrivono il presente Statuto. Per nuove adesioni delibera l'assemblea delConsiglio.

Art. 3 Finalità del Consiglio

a) Testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo.

b) Coltivare nelle Chiese una mentalità ecumenica.

c) Favorire la corretta e reciproca conoscenza delle Chiese.

d) Studiare e sostenere insieme attività ecumeniche.

e) Diffondere l'informazione sulle attività del

movimento ecumenico.

f) Cercare risposte comuni ai problemi religiosi che interpellano la fede cristiana.

g) Proporre orientamenti e iniziative di pastorale ecumenica.

h) Discutere e chiarire eventuali incomprensioni tra le Chiese.

i) Prestare attenzione alla correttezza delle informazioni sulle Chiese nei mezzi di co­municazione sociale.

 

Art. 4 Le Chiese hanno nel Consiglio posizione paritetica. Ogni delegazione delle Chiese esprime un solo voto, e può essere composta da 1 a 10 membri.

 

Art. 5 Il Consiglio delle Chiese si riunisce in assemblea ed è coordinato dal Comitato di presidenza.

 

Art. 6 L'assemblea è costituita dalle delegazioni delle Chiese. Ciascun membro delle delegazioni ha in assemblea voce consultiva. L'assemblea è convocata dal Presidente almeno due volte l'anno ed è valida con la presenza dei due terzi delle delegazioni delle Chiese aderenti. L'Assemblea delibera in merito all'attuazione delle finalita' del Consiglio ed elegge, al suo interno, i membri del Comitato di Presidenza. La nomina dei membri di ogni delegazione e la durata dei loro mandati sono decise da ciascuna Chiesa. Ordinariamente il voto è palese. La votazione è a scrutinio segreto per l'elezione di persone. Le delibere di procedura sono prese a maggioranza dei delegati presenti. È richiesta invece unanimità dell'Assemblea nei seguenti casi:

Modifiche del presente Statuto;

Richiesta di adesione di nuove Chiese come membri del Consiglio Regionale;

Pubblicazione di documenti ufficiali riguar­danti temi particolarmente delicati in mate­ria di etica e di teologia, fatta a nome del Consiglio.

 

Art. 7 Il comitato di Presidenza si compone di tre membri delle tre aree confessionali, con le funzioni di Presidente, Vicepresidente e Segretario-Tesoriere. Per ogni funzione si elegge un membro supplente della stessa area confessionale. I membri del Comitato restano in carica per un anno con la possibilità di essere rieletti per altre due volte consecutive.

 

Art. 8 L'Assemblea per l'attuazione delle finalita' del Consiglio (cfr. Art. 3) si puo' avvalere di commissioni e gruppi di lavoro da essa costituiti.

 

Art. 9 Ordinariamente il Consiglio si sostiene, nello spirito della carità evangelica, con i contributo libero delle Chiese, da versare al momento dell'adesione e nella prima Assemblea ordinaria annuale. Altresì esso può ricevere offerte e sussidi finalizzati al sostegno di attività ecumeniche.

 

Art. 10 Il presente Statuto entra in vigore dopo l'approvazione delle Chiese Costituenti espressa pubblicamente in assemblea dai loro rappresentanti.

 


 

REGOLAMENTO


Charta Oecumenica (cfr. art. 1 dello Statuto)

La Charta Oecumenica costituisce la base del dialogo e della collaborazione. Essa descrive i fondamentali compiti ecumenici e ne fa derivare una serie di linee guida e di impegni.

 

Nuovi membri (cfr. art. 2 dello Statuto)

Una Chiesa, costituita secondo l'ordinamento ecclesiastico della propria confessione o denominazione, che desidera aderire al CRCCC, deve inoltrare al Comitato di Presidenza domanda firmata dal proprio rappresentante. In essa vanno menzionati il nome ufficiale, la sede in Campania e la dichiarazione di accettare e sottoscrivere lo Statuto. Verificata la documentazione, il Comitato di Presidenza sottopone la domanda all'Assemblea del Con­siglio che delibera in conformità agli artt. 2 e 6 dello Statuto.

 

Votanti in Assemblea (cfr. art. 4 dello Sta­tuto)

Ogni singola Chiesa comunica per iscritto i nomi dei componenti della propria delegazione e il suo portavoce.

 

Comitato di Presidenza (cfr. art. 7 dello Sta­tuto)

I membri del Comitato di Presidenza sono eletti dall'Assemblea a maggioranza assoluta alla quale rispondono del loro operato a servizio e in rappresentanza dell'intero Consiglio e non delle singole Chiese. Ciascuna area confessionale presenterà una rosa di cinque candidati dalla quale l'Assemblea eleggerà i membri del Comitato di Presidenza, durante la prima riunione dell'Assemblea dopo la festa di Pentecoste. Le funzioni all'interno del Comitato sono soggette ad una rotazione tra le tre aree confessionali ogni tre anni.

Il Comitato rimane in carica fino alla celebrazione della Pentecoste dell'anno successivo. Le competenze dei membri del Comitato di Presidenza sono le seguenti:

a) Il Presidente

- Convoca e presiede i lavori dell'Assemblea.

- Rappresenta legalmente il CRCCC di fronte alle Istituzioni Civili ed Ecclesiali.

- È il portavoce del CRCCC di fronte ai mezzi di comunicazione.

- Firma la corrispondenza ufficiale.

b) Il Vicepresidente

- Esercita le competenze del Presidente in sua assenza.

- Fa da organo di collegamento tra il Comitato di Presidenza e le commissioni e i gruppi del CRCCC.

c) Il Segretario-Tesoriere

- Redige i verbali delle Assemblee e ne introduce gli emendamenti prima dell'approvazione.

- Cura la corrispondenza assieme al Presidente.

- Cura la contabilità.

- Tiene i rapporti con gli Istituti di Credito. Tiene i rapporti con i vari membri del Consiglio.

 

Commissioni e Gruppi di lavoro (cfr. art. 8 dello Statuto)

Nel CRCCC operano, su mandato dell'Assemblea, quattro Commissioni con le seguenti competenze propositive ed esecutive. Un membro può fare parte anche di due Commissioni. Ogni Commissione concorda al proprio interno un moderatore. Delle Commissioni fanno parte membri delle delegazioni delle Chiese e altri membri cooptati e, se necessario, esperti convocati dal moderatore. Quando necessario, l'Assemblea decide la costituzione temporanea di gruppi di lavoro con inarichi specifici al proprio moderatore.

a) Commissione Pastorale

- Esamina e propone all'Assemblea orientamenti e iniziative a carattere teologico-pastorale.

- Organizza, su conforme delibera dell'Assemblea, incontri a carattere ecumenico­culturale e di dialogo interreligioso.

- Esamina le situazioni di incomprensione tra Chiese membro e formula proposte per la riconciliazione.

b) Commissione liturgica

- Cura e coordina la preparazione delle liturgie ecumeniche.

- Studia temi di liturgia e ne presenta relazione all'Assemblea.

c) Commissione informazione

- Propone materiali per la migliore conoscenza delle Chiese-membro del CRCCC.

- Propone ai mezzi di comunicazione notizie su avvenimenti della vita delle Chiese e del mondo ecumenico.

- Segnala alle Chiese le pubblicazioni che danno notizie distorte sulla loro fede e storia e collabora con esse per le opportune rettifiche.

d) Commissione Pace e Giustizia

- Propone ed organizza incontri per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato ispirandosi direttamente alle Assemblee Ecumeniche Europee di Basilea, di Graz e di Sibiu.

- Raccoglie e studia materiali riguardanti il rapporto tra fede e società.

- Propone mozioni per il rispetto della libertà e dei diritti della persona umana.

- Modifiche al Regolamento

Per eventuali modifiche al presente regolamento è richiesta una mozione firmata da al­meno la metà delle Chiese aderenti e l'unanimità dell'Assemblea.

 

Testo approvato dall'Assemblea del CRCCC il 14 dicembre 2009.


 

CHARTA OECUMENICA

Linee guida per la crescita della collaborazione tra le chiese in Europa

 

"Gloria al Padre, al Figlio, ed allo Spirito Santo! "

In quanto Conferenza delle Chiese europee (KEK) e Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE)' siamo fermamente determinati, nello spirito del messaggio scaturito dalle due Assemblee Ecumeniche europee di Basilea 1989 e di Graz 1997, a mantenere e a sviluppare ulteriormente la comunione che è cresciuta tra noi. Ringraziamo il nostro Dio Trinita' che, mediante lo Spirito Santo, conduce i nostri passi verso una comunione sempre più intensa.

Si sono già affermate svariate forme di collaborazione ecumenica, ma fedeli alla preghiera di Cristo: "Tutti siano una sola cosa.

(Alla Conferenza delle Chiese europee (KEK) appartengono la maggior parte delle Chiese ortodosse, riformate, anglicane, libere e vecchiocattoliche d'Europa. Nel Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) sono incluse le Conferenze episcopali cattolico-romane d'Europa).

Come tu, Padre, sei in me ed io in te siano anch'essi in noi una cosa sola, affinché il mondo creda che tu mi hai inviato" (Gv 17, 21), non possiamo ritenerci appagati dell'attuale stato di cose. Coscienti della nostra colpa e pronti alla conversione dobbiamo impegnarci a superare le divisioni che esistono ancora tra noi in modo da annunciare insieme, in modo credibile, il messaggio del Vangelo tra i popoli.

Nel comune ascolto della Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura e chiamati a confessare la nostra fede comune e parimenti ad agire insieme in conformità alla verità che abbiamo riconosciuto, noi vogliamo rendere testimonianza dell'amore e della speranza per tutti gli esseri umani.

Nel nostro continente europeo, dall'Atlantico agli Urali, da Capo Nord al Mediterraneo, oggi più che mai caratterizzato da un pluralismo culturale, noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per la dignità della persona umana, creata ad immagine di Dio, e a contribuire insieme come Chiese alla riconciliazione dei popoli e delle culture.

In tal senso accogliamo questa Charta come impegno comune al dialogo ed alla collaborazione. Essa descrive fondamentali compiti ecumenici e ne fa derivare una serie di linee guida e di impegni. Essa deve promuovere, a tutti i livelli della vita delle Chiese. una cultura ecumenica del dialogo e della collaborazione e creare a tal fine un criterio vincolante. Essa non riveste tuttavia alcun carattere dogmatico-magisteriale o giuridico-ecclesiale. La sua normatività consiste piuttosto nell'auto-obbligazione da parte delle Chiese e delle organizzazioni ecumeniche europee. Queste possono, sulla base di questo testo, formulare nel loro contesto proprie integrazioni ed orientamenti comuni che tengono concretamente conto delle proprie specifiche sfide e dei doveri che ne scaturiscono.

 

 

CREDIAMO

"LA CHIESA UNA, SANTA,

 CATTOLICA E APOSTOLICA"

"Cercate di conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un lo corpo, un solo Spirito, come una sola è speranza alla quale siete stati chiamati, ella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti " (Ef 4, 3-6).

 

CHIAMATI INSIEME ALL'UNITÀ DELLA FEDE

 In conformità al Vangelo di Gesù Cristo, come ci è testimoniato nella Sacra Scrittura ed è formulato nella Confessione ecumenica di fede di Nicea-Costantinopoli (381), crediamo:

Dio Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo.

Dal momento che, con questo Credo, professano la Chiesa "una, santa, cattolica ed apostolica", il nostro ineludibile compito ecumenico consiste nel rendere visibile questa unità, che è sempre dono di Dio.

Differenze essenziali sul piano della fede impediscono ancora l'unità visibile. Sussisto­no concezioni differenti soprattutto a proposito della Chiesa e della sua unità, dei sacramenti e dei ministeri. Non ci è concesso rassegnarci a questa situazione. Gesù Cristo ci ha rivelato sulla croce il suo amore ed il segreto della riconciliazione: alla sua sequela vogliano fare tutto il possibile per superare i problemi e gli ostacoli, che ancora dividono le Chiese.

  Ci impegniamo

- a seguire l'esortazione apostolica all'unità dell'epistola agli Efesini (Ef 4, 3-6) e ad impegnarci con perseveranza a raggiungere una comprensione comune del messaggio salvifico di Cristo contenuto nel Vangelo;

- ad operare, nella forza dello Spirito Santo, per l'unita' visibile della Chiesa di Gesu' Cristo nell'unica fede, che trova la sua espressione nel reciproco riconoscimento del battesimo e nella condivisione eucaristica. nonché nella testimonianza e nel servizio comune.

 

II

 

IN CAMMINO VERSO L'UNITÀVISIBILE
DELLE CHIESE IN EUROPA

 

"Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli,

se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13, 35)

 

 2. ANNUNCIARE INSIEME IL VANGELO

 

Il compito più importante delle Chiese il Europa è quello di annunciare insieme il Van gelo attraverso la parola e l'azione, per la salvezza di tutti gli esseri umani. Di fronte alla, multiforme mancanza di riferimenti, all'allontanamento dai valori cristiani, ma anche alle variegata ricerca di senso, le cristiane e i cristiani sono particolarmente sollecitati a testimoniare la propria fede. A tal fine occorrono al livello locale delle comunità, un accresciuto impegno ed uno scambio di esperienze sul piano della catechesi e della pastorale. Al tempo stesso è importante che l'intero popolo di Dio si impegni a diffondere insieme l'Evangelo all'interno dello spazio pubblico della società, ed a conferirgli valore e credibilità anche attraverso l'impegno sociale e l'assunzione di responsabilità nel politico.

 

Ci impegniamo

- a far conoscere alle altre Chiese le nostre iniziative per l'evangelizzazione e a raggiungere intese in proposito, per evitare in tal modo una dannosa concorrenza ed il pericolo di nuove divisioni;

- a riconoscere che ogni essere umano può scegliere, liberamente e secondo coscienza, la propria appartenenza religiosa ed ecclesiale.

Nessuno può essere indotto alla conversione attraverso pressioni morali o incentivi materiali. Al tempo stesso a nessuno può essere impedita una conversione che sia conseguenza di una libera scelta.

 

3. ANDARE L'UNO INCONTRO ALL'ALTRO

Nello spirito del Vangelo dobbiamo rielaborare insieme la storia delle Chiese cristiane che è caratterizzata oltre che da molte buone esperienze, anche da divisioni, inimicizie e addirittura da scontri bellici. La colpa umana, la mancanza di amore e la frequente strumentalizzazione della fede e delle Chiese in vista di interessi politici hanno gravemente nuociuto alla credibilità della testimonianza cristiana.

 L'ecumenismo, per le cristiane e i cristiani, inizia pertanto con il rinnovamento dei cuori e con la disponibilità alla penitenza ed alla conversione. Constatiamo che la riconciliazione è già cresciuta nell'ambito del movimento ecumenico.

 È importante riconoscere i doni spirituali delle diverse tradizioni cristiane, imparare gli uni dagli altri e accogliere i doni gli uni degli altri. Per un ulteriore sviluppo dell'ecumenismo è particolarmente auspicabile coinvolgere le esperienze e le aspettative dei giovani promuovere con forza la loro partecipazione e collaborazione.

 Ci impegniamo                                                     

    - a superare l'autosufficienza e a mettere da parte i pregiudizi, a ricercare l'incontro reciproco e ad essere gli uni per gli altri;

- a promuovere l'apertura ecumenica e la collaborazione nel campo dell'educazione cristiana, nella formazione teologica iniziale e permanente, come pure nell'ambito della ricerca.

 

4. OPERARE INSIEME

L'ecumenismo si esprime già in molteplici forme di azione comune. Numerose cristiane e cristiani di Chiese differenti vivono ed operano insieme, come amici, vicini, sul lavoro e nell'ambito della propria famiglia. In particolare, le coppie interconfessionali devono essere aiutate a vivere l'ecumenismo nel quotidiano.

Raccomandiamo di creare e di sostenere a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale organismi finalizzati alla cooperazione ecumenica a carattere bilaterale e multilaterale.

A livello europeo è necessario rafforzare la collaborazione tra la Conferenza delle Chiese uropee (KEK) ed il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) e realizzare ulteriori assemblee
ecumeniche europee.

In caso di conflitti tra Chiese occorre avviare e sostenere sforzi di mediazione e di pace.

 Ci impegniamo

ad operare insieme, a tutti i livelli della vita ecclesiale, laddove ne esistano i presupposti e ciò non sia impedito da motivi di fede o da finalità di maggiore importanza.

a difendere i diritti delle minoranze e ad aiutare a sgombrare il campo da equivoci e pregiudizi tra le Chiese maggioritarie e minoritarie nei nostri paesi.

 

5. PREGARE INSIEME

L'ecumenismo vive del fatto che noi ascoltiamo insieme la parola di Dio e lasciamo che lo Spirito Santo operi in noi ed attraverso di noi. In forza della grazia in tal modo ricevuta esistono oggi molteplici sforzi, attraverso preghiere e celebrazioni, tesi ad approfondire la comunione spirituale tra le Chiese, e a prega­re per l'unità visibile della Chiesa di Cristo. Un segno particolarmente doloroso della divisione ancora esistente tra molte Chiese cristiane è la mancanza della condivisione eucaristica.

In alcune Chiese esistono riserve rispetto alla preghiera ecumenica in comune. Tuttavia, numerose celebrazioni ecumeniche, canti e preghiere comuni, in particolare il Padre Nostro, caratterizzano la nostra spiritualità cristiana.

 

Ci impegniamo

- a pregare gli uni per gli altri e per l'unità dei cristiani;

ad imparare a conoscere e ad apprezzare le celebrazioni e le altre forme di vita spi­rituale delle altre Chiese;

  - a muoverci in direzione dell'obiettivo della condivisione eucaristica.

 

6. PROSEGUIRE I DIALOGHI

La nostra comune appartenenza fondata in Cristo ha un significato più fondamentale delle nostre differenze in campo teologico ed etico. Esiste una pluralità che è dono e arricchimento, ma esistono anche contrasti sulla dottrina, sulle questioni etiche e sulle norme di diritto ecclesiastico che hanno invece condotto a rotture tra le Chiese; un ruolo decisivo in tal senso è stato spesso giocato anche da specifiche circostanze storiche e da differenti tradizioni culturali.

Al fine di approfondire la comunione ecumenica, occorre assolutamente proseguire negli sforzi tesi al raggiungimento di un consenso di fede. Senza unità nella fede non esiste piena comunione ecclesiale. Non c'è alcuna alternativa al dialogo.

 

Ci impegniamo

a proseguire coscienziosamente e con intensità il dialogo tra le nostre Chiese ai diversi livelli ecclesiali e a verificare quali risultati del dialogo possano e debbano essere dichiarati in forma vincolante dalle autorità ecclesiastiche;

a ricercare il dialogo sui temi controversi, in particolare su questioni di fede e di etica, sulle quali incombe il rischio della divisione, e a dibattere insieme tali problemi alla luce del Vangelo.

 

III

 

LA NOSTRA COMUNE
RESPONSABILITÀ IN EUROPA

 

"Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5, 9)

 

7. CONTRIBUIRE A PLASMARE L'EUROPA

Nel corso dei secoli si è sviluppata un'Europa caratterizzata sul piano religioso e culturale prevalentemente dal cristianesimo. Nel contempo, a causa delle deficienze dei cristiani, si è diffuso molto male in Europa ed al di là dei suoi confini. Confessiamo la nostra corresponsabilità in tale colpa e ne chiediamo perdono a Dio e alle persone.

La nostra fede ci aiuta ad imparare dal passato e ad impegnarci affinché la fede cristiana e l'amore del prossimo irraggino speranza per la morale e l'etica, per l'educazione e la cultura, per la politica e l'economia in Euro­pa e nel mondo intero.

Le Chiese promuovono un'unificazione del continente europeo. Non si può raggiungere l'unità in forma duratura senza valori comuni.

Siamo persuasi che l'eredità spirituale del cristianesimo rappresenti una forza ispiratrice arricchente l'Europa. Sul fondamento della nostra fede cristiana ci impegniamo per un'Europa umana e sociale, in cui si facciano valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia, della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà. Insistiamo sul rispetto per la vita, sul valore del matrimonio e della famiglia, sull'opzione prioritaria per i poveri, sulla disponibilità al perdono ed in ogni caso sulla misericordia. In quanto Chiese e comunità internazionali dobbiamo contrastare il pericolo che l'Europa si sviluppi in un Ovest integrato ed un Est disintegrato. Anche il divario Nord-Sud deve essere tenuto in conto. Occorre nel contempo evitare ogni forma di eurocentrismo e rafforzare la responsabilità dell'Europa nei confronti dell'intera umanità, in particolare verso i poveri di tutto il mondo.

 Ci impegniamo

- ad intenderci tra noi sui contenuti e gli obbiettivi della nostra responsabilità sociale e a sostenere il più possibile insieme le istanze e la concezione delle Chiese di fronte alle istituzioni civili europee;

- a difendere i valori fondamentali contro tutti gli attacchi;

- a resistere ad ogni tentativo di strumentalizzare la religione e la Chiesa a fini etnici o nazionalistici.

 

 

8. RICONCILIARE POPOLI E CULTURE

 Noi consideriamo come una ricchezza dell'Europa la molteplicità delle tradizioni regionali, nazionali, culturali e religiose. Di fronte ai numerosi conflitti è compito delle Chiese assumersi congiuntamente il servizio della riconciliazione anche per i popoli e le culture. Sappiamo che la pace tra le Chiese costituisce a tal fine un presupposto altrettanto importante.

I nostri sforzi comuni sono diretti alla valutazione ed alla risoluzione dei problemi politici e sociali nello spirito del Vangelo.

Dal momento che noi valorizziamo la persona e la dignità di ognuno in quanto immagine di Dio, ci impegniamo per l'assoluta eguaglianza di valore di ogni essere umano.

In quanto Chiese vogliamo promuovere insieme il processo di democratizzazione in Europa. Ci impegniamo per un ordine pacifico, fondato sulla soluzione non violenta dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni forma di violenza contro gli esseri umani, soprattutto contro le donne ed i bambini.

Riconciliazione significa promuovere la giustizia sociale all'interno di un popolo e tra tutti i popoli ed in particolare superare l'abisso che separa il ricco dal povero, come pure la disoccupazione. Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa una accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a chi cerca asilo in Europa.

 

Ci impegniamo

- a contrastare ogni forma di nazionalismo che conduca all'oppressione di altri popoli e di minoranze nazionali ed a ricercare una soluzione non violenta dei conflitti;

- a migliorare e a rafforzare la condizione e la parità di diritti delle donne in tutte le sfere della vita e a promuovere la giusta comunione tra donne e uomini in seno alla Chiesa e alla società.

 

9. SALVAGUARDARE IL CREATO

 Credendo all'amore di Dio creatore, riconosciamo con gratitudine il dono del creato. il valore e la bellezza della natura. Guardiamo tuttavia con apprensione al fatto che i beni della terra vengono sfruttati senza tener conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro limitatezza e senza riguardo per il bene delle generazioni future.

Vogliamo impegnarci insieme per realizzare condizioni sostenibili di vita per l'intero creato. Consci della nostra responsabilità di fronte a Dio, dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per determinare ciò che è illecito sul piano etico, anche se è realizzabile sotto il profilo scientifico e tecnologico. In ogni caso la dignità unica di ogni essere umano deve avere il primato nei confronti di ciò che è tecnicamente realizzabile.

Raccomandiamo l'istituzione da parte delle Chiese europee di una giornata ecumenica di preghiera per la salvaguardia del creato.

 

Ci impegniamo

 - a sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio della logica economica ed alla costrizione al consumo, accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e sostenibile;

- a sostenere le organizzazioni ambientali delle Chiese e le reti ecumeniche che si assumono una responsabilità per la salvaguardia della creazione.

 

10. APPROFONDIRE LA COMUNIONE CON L'EBRAISMO

Una speciale comunione ci lega al popolo d'Israele, con il quale Dio ha stipulato un'eterna alleanza. Sappiamo nella fede che le nostre sorelle ed i nostri fratelli ebrei "sono ama­ti (da Dio), a causa dei Padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!" (Rm 11, 28-29).

Essi posseggono "l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi, da essi proviene Cristo secondo la carne... " (Rm 9, 4-5).

Noi deploriamo e condanniamo tutte le manifestazioni di antisemitismo, i "pogrom", le persecuzioni. Per l' antigiudaismo in ambito cristiano chiediamo a Dio il perdono e alle nostre sorelle e ai nostri fratelli ebrei il dono della riconciliazione.

È urgente e necessario far prendere coscienza, nell'annuncio e nell'insegnamento, nella dottrina e nella vita delle nostre Chiese, del profondo legame esistente tra la fede cristiana e l'ebraismo e sostenere la collaborazione tra cristiani ed ebrei.

 Ci impegniamo

 

- a contrastare tutte le forme di antisemitismo ed antigiudaismo nella Chiesa e nella società;

- a cercare ed intensificare a tutti i livelli il dialogo con le nostre sorelle e i nostri fratelli ebrei.

 

 

   11. CURARE LE RELAZIONI CON L'ISLAM

 

Da secoli musulmani vivono in Europa. In alcuni paesi essi rappresentano forti minoranze. Per questo motivo ci sono stati e ci sono molti contatti positivi e buoni rapporti di vicinato tra musulmani e cristiani, ma anche, da entrambe le parti, grossolane riserve e pregiudizi, che risalgono a dolorose esperienze vissute nel corso della storia e nel recente passato.

Vogliamo intensificare a tutti i livelli l'in contro tra cristiani e musulmani ed il dialogo cristiano-islamico. Raccomandiamo in particolare di riflettere insieme sul tema della fedi nel Dio unico e di chiarire la comprensioni dei diritti umani.

 

Ci impegniamo

- ad incontrare i musulmani con un atteggiamento di stima;

- ad operare insieme ai musulmani su temi di comune interesse.

 

12. L'INCONTRO CON ALTRE RELIGIONI E VISIONI DEL MONDO

 La pluralità di convinzioni religiose, di visioni del mondo e di forme di vita è vita è divenuta un tratto caratterizzante la cultura europea.

Si diffondono religioni orientali e nuove comunità religiose, suscitando anche l'interesse di molti cristiani. Ci sono inoltre sempre più uomini e donne che rigettano la fede cristiana, si rapportano ad essa con indifferenza o seguono altre visioni del mondo.

Vogliamo prendere sul serio le questioni critiche che ci vengono rivolte e sforzarci di instaurare un confronto leale. Occorre in proposito discernere le comunità con le quali si devono ricercare dialoghi ed incontri da quelle di fronte alle quali, in un'ottica cristiana, occorre invece cautelarsi.

 

Ci impegniamo

 - a riconoscere la libertà religiosa e di coscienza delle persone e delle comunità ed a fare in modo che esse, individualmente o comunitariamente, in privato ed in pubblico, possano praticare la propria religione o visione del mondo, nel rispetto del diritto vigente;

 

- ad essere aperti al dialogo con tutte le persone di buona volontà, a perseguire con esse scopi comuni e a testimoniare loro la fede cristiana.

 

Gesù Cristo, Signore della Chiesa "una", è la nostra più grande speranza di riconciliazione e di pace.

Nel suo nome vogliamo proseguire in Europa il nostro cammino insieme.
Dio ci assista con il suo Santo Spirito!

 

"Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito San­to (Rm 15, 13).

In qualità di Presidenti della Conferenza delle Chiese europee (KEK) e del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) noi raccomandiamo questa Charta Oecumenica quale testo base per tutte le Chiese e Conferenze Episcopali d'Europa affinché ven­ga recepita ed adeguata allo specifico contesto di ciascuna di esse.

Con questa raccomandazione sottoscriviamo la Charta Oecumenica nel contesto dell'incontro ecumenico europeo, che si svolge la prima domenica dopo la Pasqua comune dell'anno 2001.

Strasburgo, 22 aprile 2001

 

 

METROPOLITA JÉRÉMIE                                   CARD. MILOSLAV VLK

Presidente Conferenza delle                                 Presidente

Chiese d'Europa                                                  Consiglio delle Conferenze

                                                                         Episcopali d'Europa

 

 

 

Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca

Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Bucarest

Chiesa Anglicana

Chiesa Apostolica Italiana

Chiesa Evangelica Italiana

Chiese Battiste U.C.E.B.I.

Chiesa Evangelica Luterana

Chiesa Evangelica Metodista

Chiesa Evangelica Valdese

Comunione Chiese Libere