Progetto "Zulu"

Marryland Playcentre, Pietermaritzburg, Sud Africa

 

Merryland ha chiuso le attività a metà dicembre 2010 con un bel concerto e la festa per i 55 bambini idonei a essere immessi nel sistema scolastico nazionale.  Dopo il mese di vacanze estiva, le porte si sono riaperte a metà gennaio 2011. Abbiamo così accolto tanti nuovi arrivati di 3 e 4 anni.
Adesso conosciamo i genitori, monitorato la situazione familiare e soprattutto
quella delle condizioni di salute dei piccoli, e abbiamo assolto le formalità di legge.

I primi due mesi dell’anno sono di assestamento per i bambini che si trovano d’un tratto in un clima educativo tanto diverso. Come sempre, all’inizio ci sono grandi pianti per il distacco dalle moine di mamme e nonne pronte a viziarli, e per doversi adattare a un ritmo ordinato di apprendimento guidato dalle insegnanti e dalle assistenti.

Il ministero dell’istruzione emette delle linee guida e le nostre insegnanti si aggiornano sugli sviluppi della pedagogia infantile. Su questi criteri hanno riordinato un piano di lavoro bilanciato: le materie curricolari – lettura, scrittura, numeri, abilità manuali e creative, lingua e formazione del discorso - sono arricchite da attività extra curriculari, come musica, nuoto, ginnastica, karaté, ballo e recitazione -  in modo da tenere i bambini interessati, attivi e vivaci per tutto l’anno.  

Adesso la scuola è al completo con 130 bambini di diverse etnie in età di asilo infantile e di scuola materna; il personale si compone di 18 persone: 1 direttrice amministrativa, 1 segretaria amministrativa, 1 direttrice scolastica, 4 insegnanti con 6 assistenti, 1 cuoca e 1 aiuto cucina, 2 addetti alle pulizie, 1 addetto alla sicurezza. La scuola apre alle 6,30 del mattino e chiude alle 17.30; questo lungo orario comporta turni delle insegnanti e delle loro assistenti,
che quest’anno hanno la cura di molti bambini piccoli.

Infine, abbiamo completato gli acquisti di cartoleria, materiale didattico, di provviste di cibo e risorse per la cucina. Come sempre, l’alimentazione è variata con al centro un pasto caldo,
e poi colazioni e merende calde e fredde, con frutta, bevande e tè.

Un aspetto importante del nostro progetto educativo, nel quale tutto il personale si impegna, è l’attenzione a bambini che sviluppano modelli comportamentali anomali, indice di disagio familiare. Ci sono bambini aggressivi, perché imitano quello che vedono a casa; altri – benché così piccoli - rivelano una rabbia profonda, con disordini della sfera emotiva
– come la paura dell’abbandono e la depressione - tipici di un ambito familiare destabilizzato.

Abbiamo genitori dipendenti da alcol o droga, a volte violenti; e bambini traumatizzati con danni anche permanenti, sia psichici - fino a forme di autismo - che fisici. Ci prendiamo la cura di bambini che non interagiscono nel gioco o sono iperattivi, che hanno difficoltà di attenzione, di memoria, di risolvere piccoli problemi; frequente è il fenomeno dei bambini che si colpevolizzano perché i genitori stanno divorziando. Le insegnanti della Scuola materna si assumono il compito di intervenire per essere di supporto alla famiglia, in questi casi come nei numerosi casi in cui i genitori non hanno lavoro a causa della recessione in atto.

L’impegno di tutti quelli che lavorano a Merryland è di prestare attenzione ai bisogni di ogni singolo bimbo che ci è affidato, di seguire l’evolversi delle situazioni, offrire rimedi utili, dare consiglio e supporto ai genitori in difficoltà. Fin qui abbiamo già alcuni buoni risultati, e ci conforta vedere
che i bambini vivono bene l’ambiente educativo stabile e affettivamente sicuro.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cura e lotta all’HIV/AIDS

Pietermaritzburg, Sud Africa

 

Siamo stati fin qui fedeli alla visione che fonda il nostro progetto:

·     - diffondere educazione preventiva e consapevolezza riguardo all’HIV/AIDS;

·     - dare ai pazienti il supporto di farmaci, alimenti,  e strumenti per imparare ad affrontare la malattia;

·     - alleviare, con la cura spirituale e il sostegno psicologico dei pazienti e delle famiglie nella malattia e nella morte,  l’umano dolore partecipato e condiviso da cristiani responsabili.

In gennaio, dopo il mese di vacanze estive, abbiamo ripreso le fila dell’attività incontrando i responsabili e i volontari nelle comunità nere di Imbali, Edendale, Plessisslaer, Sobantu, del centro città di Pietermaritzburg e della grande baraccopoli Frans. Abbiamo incontrato i pastori metodisti neri delle aree urbane e periurbane per fare il punto del nostro operato, e prendere atto della situazione degli infettati da HIV, delle loro famiglie e degli orfani.

Sono quindi ripartiti i vari servizi: la distribuzione del cibo e dei medicamenti, l’assistenza medica, la cura alla persona e al luogo abitativo, l’educazione e la prevenzione, l’assistenza psicologia e il sostegno spirituale; infine, l’organizzazione dei corsi di preparazione per gli operatori e per quelli della comunità che prestano i vari servizi di soccorso.

In gennaio abbiamo distribuito pacchi di cibo a 70 famiglie affette da AIDS: zucchero, tè, latte scremato, farina di mais, fagioli, fiocchi d’avena, sorgo con noci, pesce in scatola, additivi per il sistema immunitario. La maggior parte dei pazienti perde il lavoro e la famiglia resta senza reddito - al limite della morte per fame.

In febbraio gli operatori hanno somministrato i medicinali che acquistiamo per far fronte alle patologie che derivano dall’AIDS: disidratazione, tosse, eritemi cutanei, affezioni dello stomaco, vertigini, dolori diffusi. Questi medicamenti vengono somministrati con la supervisione delle infermiere metodiste e di infermiere volontarie dell’ospedale locale.

I volontari della nostra comunità metodista si sono presi cura di 22 famiglie occupandosi delle necessità primarie: bucato, pulizia dell’ambiente, bagno delle persone, barba e capelli, esercizio fisico, imboccare quando necessario, e infine attenzione alla corretta assunzione delle medicine.

 

Per il programma di educazione e prevenzione abbiamo fatto circolare la letteratura di divulgazione che riceviamo dal Servizio Sanitario del KwaZulu e provveduto ai prelievi di sangue di chi si è detto disposto al test HIV; in incontri di piccoli gruppi abbiamo parlato di condotta sessuale, astinenza, responsabilizzazione, e distribuito preservativi. Abbiamo organizzato un certo numero di riunioni pubbliche al fine di promuovere consapevolezza nelle townships nere di  Imbali, Edendale, Sobantu, Slangspruit an Plessisslaer,  Ashdown e nel cuore della città di Pietermaritzburg.

In gennaio abbiamo già potuto coprire alcune necessità di base, e completeremo in marzo la distribuzione di: scarpe (per adulti e per bambini), coperte, vestiario da uomo, donna e bambino (giacche, abiti, magliette, canottiere, mutande, gonne e calzoni).

Sostegno spirituale nella preghiera e nella lettura biblica è stato portato dal pastore Sol Jacob; gli operatori della comunità hanno dato assistenza psicologica particolarmente in 10 famiglie colpite dalla morte e a un certo numero di nuovi pazienti  – soprattutto donne, prima del test e subito dopo l’esito positivo – e altri che ci hanno cercato perché scoprono la gravità della malattia. Come sempre, il lavoro più duro e difficile è stato con le famiglie che hanno subito la morte di una persona cara a causa dell’AIDS e che devono affrontare il lutto oltre alla propria misera condizione.

Abbiamo ricevuto molti contatti da chiese nere (evangeliche e cattoliche) che ci chiedono di far conoscere il Progetto metodista di cura e lotta all’HIV/AIDS e di organizzare per le loro comunità dei “laboratori” in modo da preparare fattivamente i volontari che saranno portatori di servizi e cure.

Vediamo così con gratitudine che il Progetto metodista si espande concretamente coinvolgendo sempre più persone, e abbiamo quindi pianificato corsi di istruzione diversificandone il fine: a. volontari per i servizi alla persona; b. infermiere per l’organizzazione dei farmaci, il controllo della loro assunzione, e una educazione alla salute; c. operatori per il sostegno spirituale e operatori per il soccorso psicologico.

Le chiese bianche non ci sostengono, non mandano volontari ai nostri corsi e non intendono lavorare nelle comunità nere del KwaZulu, perché la comune e diffusa percezione dei bianchi è che l’HIV/AIDS è problema nero: questo è il ritornello, e i neri ne sono considerati i soli responsabili.

Il Progetto metodista HIV/AIDS è cresciuto e sta diventando efficace nella vita di molti ammalati e delle loro famiglie. Sta portando guarigione a vite infrante e porta speranza alle famiglie che ne sono colpite partecipando loro il ministero del Cristo di amore e di compassione.