Iniziative
| Venerdì 10 febbraio, ore 19.00 | "I venerdì del vino" |
Visita a Montevetrano (San Cipriano Picentino) |
| Venerdì 3 febbraio, ore 19.00 | "I venerdì del vino" | Incontro presso la sede del Centro |
Recensione del libro "Chiesa Metodista a Salerno" di Alfonso Conte
Giovanni Antonio Colangelo è da oltre un trentennio uno dei più prolifici ed originali cultori di storia salernitana, un appassionato ed instancabile ricercatore di documenti capace di illuminare tematiche nella maggior parte dei casi lasciate in penombra dagli altri; ne sono ulteriore testimonianza le sue ultime pubblicazioni, stampate dalle Edizioni Noitrè di Battipaglia tra settembre 2010 (Fotografia e cinema a Salerno e nel Salernitano), gennaio 2011 (Il teatro a Salerno tra Ottocento e Novecento) e marzo 2011 (La chiesa metodista wesleyana di Salerno dalle origini al 1920). I tre volumi sono organizzati secondo la stessa impostazione, la quale costituisce il tratto distintivo del metodo da sempre seguito dall’autore: ad un saggio introduttivo segue una corposa ed estesa appendice documentaria, la quale, non solo per le dimensioni, finisce per assumere un peso preponderante, a testimonianza della predilezione per l’edizione delle fonti e della scelta di lasciare al lettore l’esame dei materiali rinvenuti, nonché un’eventuale e più compiuta ricostruzione storica. Benché in tutt’altro contesto, il tema dell’interpretazione del documento è centrale anche nel volume dedicato alla nascita e diffusione della Chiesa wesleyana nel Salernitano tra 1861 e primo dopoguerra (precedenti contributi dello stesso autore hanno analizzato il tema per il periodo 1920-35 e per il secondo dopoguerra); infatti, l’attività di pastori, ministri e “colportori” (venditori ambulanti di stampa religiosa) è animata soprattutto dall’esigenza di affermare un rapporto diretto tra sacra scrittura e credente, in forte polemica con i cattolici i quali, viceversa, si autoproclamano unici e necessari mediatori poiché custodi della versione autentica. Dopo l’Unità, con l’estensione dello Statuto albertino anche nel Mezzogiorno, diviene possibile, tra l’altro, diffondervi traduzioni in italiano della Bibbia, proibite dalla Chiesa di Roma (soprattutto a partire dal Concilio di Trento; occorrerà attendere quello Vaticano II per un’inversione di tendenza); sicché diviene attuabile il progetto di una Chiesa protestante inglese, avviato anche a Salerno a partire dal 1863, di trasformare il cattolicissimo Sud d’Italia in terra di missione. Tuttavia, nonostante la tutela offerta dalle leggi, l’iniziativa è fortemente osteggiata dal clero cattolico, il quale denuncia pubblicamente il tentativo di spargere il “veleno infernale” e promuove roghi in pubblico di testi non autorizzati, ma anche “incursioni chiassose” e sassaiole in occasione di conferenze pubbliche tenute dagli “avversari”. In un caso, a Castellabate nel 1878, il prete giunse a rifiutare la sepoltura in chiesa, non essendovi il cimitero, ad un protestante morto dopo aver rifiutato i sacramenti (p. 59). Oltre alle corrispondenze da Salerno pubblicate sulle riviste evangeliche dell’epoca e ai verbali dei sinodi distrettuali, di grande interesse risultano le memorie dei colportori, soprattutto quella di un valdese bresciano il quale, con il suo “carro biblico”, nel 1879 attraversa l’intero Mezzogiorno, riportando una serie di osservazioni utili sotto diversi aspetti, come ad esempio, quella annotata a proposito del trasferimento da Salerno ad Eboli: “mai avea trovata strada sì cattiva” (p. 94), destinata ad essere rettificata più volte successivamente durante il viaggio fino a Potenza prima e a Matera dopo. Grazie a tali fonti, integrate anche da documenti dell’Archivio di Stato di Salerno e da giornali locali, l’Autore ricostruisce la serie dei pastori succedutisi e documenta il tentativo di aumentare il numero dei fedeli, destinato a raccogliere frutti molto modesti; la realizzazione di asili e corsi di istruzione per i più poveri, finalizzati ad emancipare culturalmente i ceti popolari; le polemiche contro il clero cattolico, ritenuto responsabile da un lato di alimentare un culto definito “pagano” soprattutto in occasione delle feste patronali più rinomate, come quelle di San Matteo nel capoluogo e della Madonna delle galline a Pagani, e dall’altro di condurre stili di vita improntati più agli interessi materiali che alla testimonianza dei valori evangelici; polemiche ulteriormente rinfocolate in occasione di periodiche sfide a confrontarsi in “pubblico contraddittorio” e della pubblicazione di acrimoniosi libelli, prodotti dall’una e dall’altra parte.
Alfonso Conte[1]
[1] A. CONTE, Fresco di stampa. Segnalazioni meditate delle novità editoriali di interesse salernitano, in “Annali storici di Principato Citra”, a. IX/1, tom. 1/2022, pp. 200-202.