Spiritualità evangelica

 

 

Molte persone legate alla fede evangelica e alle chiese protestanti esitano a usare il vocabolo “spiritualità”. Questo disagio è legato a certe forme di religiosità specificatamente cattoliche, quali monasteri di clausura, la vita contemplativa, pellegrinaggi, santuari. Tali forme di religiosità sembrano presupporre una separazione radicale tra ciò che è spirituale e ciò che è fisico, tra l’anima e il corpo, tra la contemplazione e la vita quotidiana. L’oggetto specifico della spiritualità vista in tale ottica, sarebbe quindi quello di fornire un nutrimento interiore all’anima, tenendola completamente separata dalla confusione della vita di tutti i giorni.

Il vocabolario protestante preferisce dunque le parole come “pietà”, “santificazione” o “santità”; ciascuna delle quali ha una storia e un significato particolare. Il contenuto di queste parole esprime sostanzialmente la completa integrazione della fede e della vita quotidiana.

In un certo senso, però, il termine “spiritualità” sta sostituendo oggi sempre più frequentemente i vocaboli classici del protestantesimo. Questo cambiamento del vocabolario rispecchia indubbiamente una nuova fase nelle relazioni tra chiese cristiane, soprattutto tra protestanti, cattolici romani e ortodossi. Molti autori protestanti non provano più alcun imbarazzo a usare una parola che in origine era stata adoperata da autori cattolici od ortodossi per descrivere una ricerca interiore di significato e d’integrità. D’altronde molti cattolici non si sentono particolarmente turbati quando attingono alle ricche risorse del patrimonio teologico protestante. In tutti i secoli della loro storia, i cristiani hanno cercato con passione i mezzi dati o ispirati da Dio per rendere la propria fede al tempo stesso più profonda e visibile. La Riforma protestante non costituisce un’eccezione a questa regola. Il fatto di aver messo in risalto in modo nuovo la necessità di ricollegare la fede all’esistenza nel mondo, ha aggiunto una nuova dimensione alla nozione di spiritualità. Si tratta della completa integrazione della fede e della vita quotidiana in altre parole di un’esistenza trasformata da Dio. La persona “spirituale” in questo senso indica chi che percepisce la volontà di Dio e la segue, vivendo nel mondo. La spiritualità cristiana si contrappone dunque a un’esistenza fondata sul conformismo e trascinata dalle ideologie o dalle mode del momento, è un’esistenza trasformata.

La trasformazione radicale dell’esistenza umana è strettamente legata al riconoscimento della gloria e della signoria di Dio, che si è manifestata in Cristo Gesù. Tale trasformazione può essere esclusivamente frutto dell’azione di Dio che comunemente si esprime con il termine “grazia”. La grazia indica un modello della presenza e dell’azione di Dio che noi, uomini e donne di tutte le razze e di tutti i tempi, riconosciamo come manifestazione del suo amore per l’essere umano. Anche se siamo peccatori dal cuore indurito e arido, Dio è disposto a venirci incontro; spesso siamo sordi, ma Dio è disposto a farsi udire da noi; i nostri occhi sono accecati, tuttavia Dio è disposto a far vedere la sua presenza concreta nella nostra vita; tendiamo ad allontanarci da Lui, ma Dio è disposto a venire verso di noi e a condurci a Sé. L’eterna novità della grazia è appunto la sua gratuità. In un mondo che vive all’insegna del profitto e del guadagno, Dio offre all’essere umano il bene più prezioso senza pretendere nulla in cambio. Nella rete delle nostre relazioni marcate dall’egoismo e dalle passioni spesso incontrollabili, si apre un varco, attraverso il quale Dio ci viene incontro con il suo amore puro e senza pretese.

La spiritualità protestante è dunque una vita vissuta in risposta alla grazia di Dio. Se la grazia di Dio investe tutta la persona, in tutte le sue facoltà e in ogni sua dimensione, donando la vita laddove c’era desolamento, la spiritualità generata dalla grazia si caratterizza dalla stessa vitalità.